hoppa í polla

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Sì, ci ho sperato tante volte. E tante volte ho provato a cercarti, senza nessun risultato. Mi sono chiesta se mi pensassi, se ti ricordassi di me, di noi. Mi chiedevo se mi avessi cercata su internet, trovando il mio blog. E ogni volta mi dicevo “se lo trova mi scriverà, c’è la mia email.” Invece nulla.
Sospiravo e ti immaginavo in chissà quale parte del mondo. Con la tua chitarra, Faber nelle cuffie. Ti vedevo camminare tra la gente, libero e felice. Con poche cose. Una specie di vagabondo.
Pensavo questo tutte le volte che venivo a F.
Giravo per le strade, sperando di vederti. Di riconoscerti in qualcuno. Entravo nei negozi di musica e dicevo “mo’ me lo trovo davanti e ci mettiamo a ridere.”
E poi ci mettevamo a correre per quelle viuzze che amo da morire.
Ridevamo, correvamo. Con la pioggia, il sole.
Poi ci fermavamo, affannati, ridendo.
Ci riparavamo dalla pioggia.
Io appoggiata ad un muro umido, tu di fronte a me.
Con il respiro che si faceva sempre più regolare.
Mi sorridevi. Mi spostavi una ciocca di capelli bagnata dal viso.
Mi guardavi.
Mi accarezzavi la guancia. E io mi ci appoggiavo, rubavo il tuo calore.
E poi mi baciavi.
Un bacio lento. Delicato. Puro.
E poi mi ridevi in bocca.
E poi ricominciavamo a correre e ridere.
Eravamo padroni di tutto.
Delle vie, dei panni stesi ad asciugare, della felicità e del dolore altrui.
Eravamo noi.
Sempre meno di due.

Era questo il mio pensiero ricorrente.
Mi ci aggrappavo, senza tanta fatica poi.
Ero diventata un alpinista dell’amore.

 

:ascoltando:

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cammino sempre scalza

Cammino sempre scalza.
Ho i piedi sempre sporchi.
Un continuo collezionare di polvere.
Se potessi camminerei a piedi nudi
anche per strada.
A costo di sciancarmi i piedi,
di renderli un tutt’uno con l’asfalto.
Ho sempre associato questa mia fissazione dei piedi nudi
alla libertà.
Invece da anni, non sono più libera.
Di decidermi.
Recidermi.
Sradicarmi.
Rendermi felice.
Ma c’è sempre un campanellino lì pronto.
Una bolla d’aria che scoppia
e ti fa precipitare nella realtà.
Non è avere i piedi nudi a rendermi libera.
Non sarà questo grande difetto di dire sempre ciò
che penso a ridarmi la mia libertà.
Ma saranno le mie costrizioni.
Mi devo costringere ad eliminare
ciò che mi fa male.
A piedi nudi ci riandrò un giorno
per le strade.
Quando sarò consapevole.
Quando invece di camminare a fatica
fluttuerò.

piccola

Piccola.
Io non sono mai stata piccola.
Non sono nata bambina
ma già adulta.
Guardavo i grandi
e trovandomi in mezzo a loro
mi sentivo già vecchia
a tre anni.
Sono cresciuta che ancora non avevo il mio primo sangue.
Ma già sapevo.
Della forza, della paura, della speranza.
Non credevo a babbo natale
né ai mostri nell’armadio.
Non avevo paura del buio.
Ho perso l’ingenuità insieme alla placenta.

amami

Amami.
Amandomi
Accetterai la mia follia
Tra i nei
Tra i nodi dei capelli
E i nervi del collo.
Amandomi
Rimarrai aggrappato
Con le unghie
Alla mia schiena
E sentirai il calore
Dei miei respiri.
Amandomi
Rifiuterai tutto il resto.
Lo terrai lontano
Tra le paure e i rumori sordi.

11846548_1618914071704589_3633446480591908235_n                   – tramonto di San Lucido (cs) Agosto 2015